24/04/2011

La coltivazione delle piante aromatiche-offìcinali - La propagazione

semina.jpgLa propagazione delle aromatiche-offìcinali
Le piante annuali e biennali si riproducono per seme, mentre le piante perenni possono essere propagate per seme, per talea, per divisione dei cespi

Per quanto concerne i metodi di propagazione, le piante annuali e biennali si riproducono esclusivamente per mezzo della semente, mentre le piante perenni possono, di norma, essere propagate indifferentemente sia per seme che per talea, che per divisione dei cespi.
Le uniche eccezioni riguardano specie come la menta piperita o il dragoncello che, considerate sterili, esigono sistemi di propagazione agamica (cioè mediante l'utilizzo di porzioni della pianta «madre» e non del seme).
Deve essere considerato comunque attentamente il fatto che per la maggior parte delle piante officinali non sono state fatte fino ad ora delle selezioni clonali che permettano di ottenere dalla semina una popolazione di individui con caratteristiche omogenee: la riproduzione per seme sviluppa cioè piante con caratteristiche a volte anche molto diverse quali il portamento e lo sviluppo, l'epoca di fioritura, il contenuto in olio essenziale ed altri principi attivi.
Una volta in possesso di piante perenni con le caratteristiche desiderate conviene quindi propagarle per talea, divisione del cespo, divisione delle gemme al colletto, margotta per rincalzo, moltiplicazione per stolone al fine di mantenere intatte tutte le caratteristiche morfologiche e qualitative della pianta madre.

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04/04/2011

La Malva - Facciamo la sua conoscenza

malva s.jpgLa Malva è la pianta simbolo dell’amore materno, che ha come caratteristiche principali la dolcezza e la tranquillità, quell’inimitabile senso di pace che solo le braccia delle madri sanno regalare ai figli…

Probabilmente il linguaggio dei fiori in questo caso ha preso spunto dall’etimologia del nome malva, che viene dal greco ‘malakos’ e significa ‘molle’, cioè ‘dalle proprietà emollienti’. In effetti gli antichi Greci la usavano per ‘ammollare’ la tosse e lo studioso Pitagora ne mangiava un po’ ogni giorno, convinto che placasse le passioni corporali e gli donasse la lucidità necessaria ai suoi studi. I suoi seguaci, a quanto pare, al contrario, la consideravano una pianta sacra, che possedeva il dono della saggezza, e quindi, per rispetto, si guardavano bene dal mangiarla.

I Romani la usavano per combattere i postumi di sbronze e magnate, in particolare pare ne fossero golosissimi sia Cicerone che Marziale, mentre Orazio già la utilizzava in cucina. Nel Medioevo era rimedio contro artriti, infiammazioni, stitichezza e obesità e Carlo Magno la inserì come “pianta obbligatoria” nel suo Capitulare de villis.

 

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Il Prezzemolo - Utilizzo e coltivazione

petroselinum_hortense.jpgIl Prezzémolo è una pianta biennale o perenne (Petroselinum crispum) delle Apiacee, coltivata in diverse varietà come pianta annua, le cui foglie più tenere si usano per condire e aromatizzare cibi: ha radice fusiforme, foglie increspate di un verde cupo e fiori minuti, riuniti in ombrelle composte, di color giallo-verdognolo. Ha un'azione tonica sull'apparato digerente e sull'utero, ma usato in grande quantità può avere effetti tossici.

Seminare all’inizio della primavera e tenere protetto a 18°C in terriccio umido. La germinazione richiede 2-4 settimane. In campo aperto seminare più tardi quando la temperatura non scende sotto i 7°C. La posizione deve essere soleggiata o semiombrosa e il terreno ben concimato. Annaffiare e mantenere pulito dalle erbe infestanti.
Pianta biennale, se vengono tagliati gli steli fiorali man mano che si sviluppano, può essere conservata per più anni.
Molte le varietà orticole coltivate, tra le quali la “Gigante d’Italia” con grandi foglie, e la “Paramounth” con caratteristiche foglie molto arricciate.

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Il Mirto - Usi e costumi

Mirto.jpgIl mirto – arbusto sempreverde diffuso nel bacino del Mediterraneo – rientra nell’elenco delle spezie. Sia nell’antica Roma che nel Medio Evo il mirto era utilizzato come surrogato del ben più costoso pepe; al giorno d’oggi tanto le foglie (dall’odore balsamico) che le bacche (di colore nero tendente al blu) vengono utilizzate per insaporire la selvaggina e le carni arrosto. In genere i rami e le foglie vengono bruciati nei barbecue per conferire alle carni un aroma delicato; con le foglie fresche, invece, potete farcire la selvaggina. Infine, le foglie secche possono essere utilizzate per insaporire stufati e piatti in umido in genere. Le bacche, unite alle foglie, vengono utilizzate per aromatizzare le pernici sott’0lio. Il mirto viene anche utilizzato nella distillazione dei liquori: un classico è il liquore al mirto, tipico della Sardegna (che, vanta anche la tradizione del porceddu insaporito con rametti di mirto e della gallina al mirto).

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La Melissa - Usi e virtù

Melissa.jpgMelissa era la bellissima figlia del re di Creta Melisseus, che nel segreto di una grotta sul Monte Dicte si prese cura del piccolo Zeus ancora in fasce, addolcendo per lui il latte caprino della sorella Amaltea con del miele, mentre Coribanti e Cureti danzavano intorno e cantavano forte, per nascondere al mondo la presenza del neonato, che una volta diventato grande e signore di tutti gli dei, ringraziò la sua nutrice donandole un corpo di ape.

Secondo Servio, invece, Melissa era una sacerdotessa consacrata alla dea Demetra e custode dei suoi segreti immortali e dei riti misterici che la coinvolgevano, sui quali doveva mantenere il più assoluto silenzio. Un giorno, però, un gruppo di donne desiderose di venire a conoscenza di tali arcani, iniziò a infastidirla, lei non cedette e le donne per vendetta la uccisero straziandone il corpo a pezzi che la Dea, clemente, trasformò in uno sciame di api che volando in cielo ricongiunsero Melissa a lei.

Un mito ancora precedente a tutti quelli che abbiamo descritto, e in parte ripreso dalla favola dei fratelli Grimm ‘La signora delle api’, vuole invece Melissa una regina semidea bella e terribile, bastante a se stessa dal momento che fondeva in sé l’elemento maschile e quello femminile, madre e insieme sorella di tutte le altre api, potente e fiera, vergine e libera.

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25/03/2011

Il Cascegno – (Sonchus oleraceus) o Crespigno

cascegno.jpgEccolo finalmente il cascegno !! Confesso che non è stato facile trovarlo, avendo pochi se non nulli punti di riferimento ma la perseveranza alla fine è stata premiata. Questa ottima pianta, molto diffusa nei nostri ambienti, cresce un poco dappertutto, nei prati, nei campi, negli orti, nelle vigne, lungo le strade e persino tra le pietre che lastricano i vicoli nei nostri paesi. Il suo nome scientifico è Sonchus oleraceus, in volgare Crespigno mentre lo noi lo abbiamo sempre conosciuto come Cascegno, senza avere mai il piacere di vederlo rappresentato su un libro.

Si tratta di una pianta molto apprezzata in cucina, ottimo lessato e condito con olio sale e limone oppure saltato in padella con olio e aglio. I più temerari, che non temono il solletico alla gola come me, lo consumano anche crudo in insalata. Si accompagna molto bene alla verdura mista per la preparazione della cosiddetta “mpaniccia” che tratteremo in altra puntata.

E’ una pianta decisamente versatile, pensate che i semi del cascegno possono restare in quiescenza fino ad otto anni per poi germogliare tranquillamente, in almeno una sessantina di paesi del mondo è considerata una specie infestante.
L’aspetto è di una pianta annuale o biennale, con scapo fiorale cilindrico e cavo, alto fino ad un metro. Le foglie sono opache, glabre, a volte di colore ceruleo, con lamina lirata terminante a lira; le foglie cauline sono dotate di orecchiette che abbracciano il fusto. La radice è grossa e ricca di lattice, come pure le altri parti della pianta. I fiori sono diversi a seconda della specie; nel caso del più comune e ricercato, il Sonchus oleraceus, sono gialli riuniti in lassi corimbi. Il frutto è un achenio costoluto e rugoso.